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13 gennaio 2014

Recensione "Love letters to the dead"-Ava Dellaira

Recensione "Love letters to the dead"-Ava Dellaira

Cover:
Trama:
It begins as an assignment for English class: Write a letter to a dead person. Laurel chooses Kurt Cobain because her sister, May, loved him. And he died young, just like May did. Soon, Laurel has a notebook full of letters to people like Janis Joplin, Amy Winehouse, Amelia Earhart, Heath Ledger, and more -- though she never gives a single one of them to her teacher. She writes about starting high school, navigating new friendships, falling in love for the first time, learning to live with her splintering family. And, finally, about the abuse she suffered while May was supposed to be looking out for her. Only then, once Laurel has written down the truth about what happened to herself, can she truly begin to accept what happened to May. And only when Laurel has begun to see her sister as the person she was -- lovely and amazing and deeply flawed -- can she begin to discover her own path.
Recensione:
Oh ragazzi! Sapeste!
L'ho trovato su Netgalley dopo il mio vergognoso ritorno (erano un po' di mesi che non ci andavo e non recensivo nessun libro) e mi è subito sembrato stupendo: a partire dalla cover, che è a dir poco meravigliosa e ho intenzione di aggiungere alle Supercovers. Così, mi sono fatta un mucchio di aspettative.
Indovinate come è andata a finire? Di solito, quando una blogger comincia dicendo che aveva un mucchio di aspettative, finisce male. Perché è difficile mantenere i sogni e le idee che people has about you and your story. Buuut... this time is different. Questa volta, il libro ha superato qualunque cosa avessi immaginato.
E' bellissimo. Dolce, commovente e profondo. Mi ha ricordato una versione molto più bella e molto migliore di "Noi siamo infinito", che non mi era piaciuto più di tanto.
Attraverso gli occhi da ragazza di Laurel, una ragazza stanca, che non capisce perché tutti quelli a cui vuole bene sembrano insistere ad abbandonarla, riscopriamo la adolescenza e il suo lato più aspro. Quello che non è tutto rose e fiori.
Riscopriamo il suo mondo interiore, i suoi sogni, l'amore infinito come il mare che prova per May.
E' bellissimo. L'ho già detto ma voglio ripeterlo.
E' anche molto toccante: leggendolo ho pianto 3 volte.
Una storia delicata e fragile, di un qualcuno la cui vita è stata distrutta e strappata ma a cui tocca ricucirla, senza buttarla, come hanno fatto tutti coloro a cui Laurel scrive.
E alla fine del libro, Laurel troverà il coraggio di scrivere a May, di parlarle. Dicendole tutto quello che in vita non le ha detto. E liberando così anche se stessa dal senso di colpa.
Vi lascio con un estratto (quello in cui ho pianto di più):
I stared straight ahead and tried to wipe the tears away."I hate her."
"No,Laurel,you don't mean that. I know you're angry, and that's okay. But you don't hate her."
I shrugged. "I guess."
I looked at Dad's shoulders, hunched over, and his face that was fighting to stay neutral. I think he was searching for something more to say, but when he couldn't find anything, instead he came over and gave me a half nelson, like he used to when I was a kid. I knew this was meant to make me laugh,so I did my best.
You grew up so fast,River. But maybe the little boy who needed someone to protect him never went away. You can be noble and brave and beautiful and still find yourself falling. 
 Laurel sta scrivendo a River Phoenix (di "Stand by me") e ha ricevuto una telefonata da sua madre, che dopo la morte di May l'ha lasciata e se ne è andata. Per questo Laurel si riferisce  a lei quando dice di odiarla.
Trovo particolarmente tristi le ultime righe, con cui chiude la lettera.
Voto:
***** 5 stelle. Naturalmente è un Best Book Ever.
Autrice:
Nilla Commossa Fino alle Ossa

9 gennaio 2014

Recensione di "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar

Recensione di "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar

Cover:
Trama:
Ricostruendo le memorie dell'imperatore romano, Marguerite Yourcenar ha voluto "rifare dall'interno quello che gli archeologi del secolo scorso hanno fatto dall'esterno". Ne risulta così un libro che è al tempo stesso un romanzo, un saggio storico, un'opera di poesia. Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, ereditato dai Greci, gli fa capire l'importanza di pensare e di servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo", dice questo personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, tra l'intelligenza e la volontà. Le Memorie di Adriano che, apparse nel 1951, stanno conoscendo un successo ininterrotto, sono arricchite dai "Taccuini di appunti", momenti di autobiografia, pause emotive e slanci in un lavoro creativo appassionante fino all'identificazione.
Recensione:
Piccolo appunto prima di iniziare:ignorate i "Taccuini d'appunti". Sono una schifezza. E non meritano di rovinarvi il resto del libro.
Comunque.
 
E’ impossibile non partire fraintendendo questo libro. Perché il termine “storico” ci evoca ben altre immagini, di libi ricchi di date e dettagli e battaglie che lasciano ben poco posto alle riflessioni personali del lettore o, secondo il mio modesto parere, alla fantasia dello scrittore.
Eppure, questo libro si differenzia da tutti questi. Non lo chiamerei nemmeno storico, io. Nemmeno romanzo. Lo chiamerei poesia.
Perché quando un libro ti fa riflettere così tanto, ti porta a visitare angoli di te e della tua mente che non conoscevi, ti scava dentro con parole dalla bellezza effimera e al contempo quasi eterna, non è romanzo.
Quello che mostra non è l'imperatore Adriano, ma l'uomo Adriano, che ha aspirazioni, speranze e sogni, che di notte si rigira come tutti noi nel letto, che viene pervaso anch'egli da solitudine,gioia, amore e dolore. Un'uomo che sa piangere, combattere e vendicare ma vuole la pace. Che conosc i suoi vizi, e ci convive. Che nella sua villa a Tivoli medita per sfuggire al tedio della prigionia procuratagli dalla malattia. Che teme la morte e ne è al contempo affascinato. Che ama viaggiare e visitare nuove terre. Uno più vicino a noi di quanto pensiamo.
Ed è bello. Bellissimo. Mi ha toccato davvero molto. Best book ever. Senza possibilità di opporsi.
Voto:
***** Il top. 5 asterischi.
Autrice:
Nilla che è tutt'ora commossa.

18 dicembre 2013

Recensione "Il viaggio della strega bambina" di Celia Rees

"Il viaggio della strega bambina" di Celia Rees

Cover:
Trama:
“Mi chiamo Mary. Sono una strega.
O meglio, qualcuno mi chiama così. ‘Figlia del diavolo’, ‘strega bambina’, mi sibilano per strada, anche se non conosco né mio padre né mia madre.
 Conosco solo mia nonna, Alice Nuttall: Mamma Nuttall per i vicini. Mi ha tirata su da quando ero piccola. Se anche sapeva chi erano i miei genitori, non me l’ha mai detto. «Figlia del re degli elfi e della regina delle fate, ecco chi sei tu».
Viviamo in una casetta al limitare della foresta, nonna, io, il suo gatto e il mio coniglio. Vivevamo, cioè. Ora non ci viviamo più.
Sono venuti degli uomini a trascinarla via.
Uomini con giacche nere e cappelli alti come campanili.
 Hanno infilzato il gatto su una picca, hanno spaccato la testa al coniglio sbattendolo contro il muro. Hanno detto che quelle non erano creature di Dio ma demoni, il diavolo stesso camuffato. Hanno gettato quella massa di carne e pelo nel letame, e hanno minacciato di fare la stessa cosa a me e a lei, se non confessava i suoi peccati. Poi l’hanno portata via."
 
Recensione:
Proprio bello. Muoio dalla voglia di leggere il seguito. Già solo dalla quinta di copertina ho capito che ero andata, totalmente persa per questo meraviglioso libro. L'avete letta?
A dire il vero è l'incipit, comincia proprio così.E' il diario di una strega, Mary.
Ho ammirato moltissimo Mary, la sua forza e il suo modo di vedere il mondo, con i suoi alti e bassi, ma senza giudicare. E' solo una spettatrice, pronta per qualunque cosa Dio metterà in atto su quel grande palcoscenico che è la vita.
Commovente la figura di Martha, che se ne prende cura meglio di quanto non abbia fatto sua madre, e arriva a preoccuparsi per lei e a rimproverarla per aver scritto questo diario, rispettando però la libertà di scelta della ragazza ed evitando di imporle di distruggerlo.
Martha si limita a farglielo nascondere, sebbene sia al corrente che semmai qualcuno della Chiesa lo trovasse sarebbe anche lei in pericolo di vita (anche Martha è un pò strega).
E il farmacista? Anche lui da ammirare, per la sua sete darwiniana di conoscenza e per il suo spirito analitico ispirato ai valori dell'Illuminismo. Riflette un poco gli uomini dei nostri giorni.
E anche Tobias e Rebekah, come non innamorarsi di loro?
Penna Azzurra e suo nonno? Tutti amici che non abbandonano Mary nemmeno quando starle accanto significa ribellarsi alle credenze di una vita di religione, e sfidare un'intero paese.
Un solo rancore: Jack. Proprio così si dovevano lasciare? Un dolcissimo, unico bacio con la promessa di rivedersi e via, il marinaio che lei sa che non incontrerà mai più, destinato come il capitano Achab a invecchiare e morire per via di una balena, solo sulla sua nave?Dolore. Troppo bella quella scena.Ho quasi pianto *-*
Non ho niente da criticare, stranamente :) Andate in pace, figlioli, la Messa è finita :)
 
Voto:
****1/2 Il quinto asterisco me lo tengo per il secondo libro, che non ho ancora letto ma muoio dalla voglia di leggerlo!
Autrice:
Petronilla :)


29 novembre 2013

Recensione "Artemisia" di Anna Banti

Artemisia di Anna Banti

Cover:


Trama:
"Oltraggiata appena giovinetta, nell'onore e nell'amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s'azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi" (A. Banti). Artemisia Gentileschi, pittrice caravaggesca, è una delle figure femminili più affascinanti della prima metà del Seicento. Il romanzo, benché basato sulla realtà storica, è piuttosto un immaginario diario a due, un intenso dialogo al di là del Tempo e della Storia tra due donne che furono artiste. Questa biografia che si fa autobiografia, per la quale la Banti crea una "scrittura nervosa, intima, da fioretto, tutta finte e assalti, ma impreziosita da uno scintillìo di florida e lussuosa seta frusciante", costituisce "uno dei classici più strani e impervi di tutta la letteratura italiana del Novecento."

Recensione:
Questo libro è scritto proprio bene. Però è confuso.Confusionario.Confondente.Conf...si vabbè,che fa confusione.
Perché la scrittrice evidenzia la differenza fra il tempo della scrittura e quello della storia raccontando entrambi senza alcuna distinzione particolarmente marcata.
Per i comuni mortali: Anna racconta a partire da quando, in un bombardamento di Firenze nella Seconda Guerra Mondiale, la sua casa brucia, e con essa il suo manoscritto, a cui si era dedicata da tempo, su Artemisia Gentileschi, una nota pittrice italiana di tre secoli prima.
E mentre l'autrice girovaga tra le macerie e la gente ancora in pantofole, fuggita dal letto per scampare alle bombe, le appare il fantasma di Artemisia, e lei si trova a rivivere tutta la storia della pittrice, ma a mozziconi, nei suoi pensieri, omettendo parti e saltando avanti e indietro per il tempo, nella commemorazione e nel dispiacere di quel libro perduto.
Cosa intendevo dire con confusing (lo scrivo in inglese per sicurezza, a volte gli aggettivi della mia stessa lingua mi lasciano perplessa)? Che questo schema di salti e rimandi e omissioni, volto a rispecchiare il modo in cui un persona pensa normalmente, è un po' difficile da decifrare e all'inizio vi assicuro che non ci capirete un beato accidente. Poi ci si abitua, ci si prende la mano e la lettura diventa scorrevole, permettendovi di vedere quanto questo sia carino.

Ah, una nota: la scrittrice era molto dedita alla causa femminista, quindi il libro conserva questa caratteristica. A mio parere non guasta, considerando quello che ha passato Artemisia (vedi trama),però ve lo dico così, se ci fosse qualcuno che ha dei problemi con queste cose...
"Poveri uomini: costretti da millenni a comandare e a cogliere funghi velenosi; queste donne che fingono di dormire al loro fianco che stringono fra le ciglia seriche al sonno delle guance vellutate, recriminazioni, voglie nascoste, segreti progetti..."

Forse vi sarete resi conto che sto cricumnavigando un argomento che in genere tocco sempre: i protagonisti.
E' solo che non mi sembra il caso di commentarli: sono persone realmente esistite che hanno realmente fatto quelle cose, quindi che senso avrebbe dire che hanno sbagliato in certi momenti o che certi aspetti del loro carattere non ci sono piaciuti? Non è molto rispettoso nei confronti di quelle persone mettermi a commentare le loro scelte e i loro comportamenti.
Voglio solo dire che ho amato molto il rapporto fra Francesco, il fratello di Artemisia, e quest'ultima, e che ho trovato particolarmente toccante la scena della morte di Orazio (il padre della pittrice),che ora vi riporto (OCCHIO SPOILER):
I nomi che la memoria conserva sono anche loro penduli,
disanimati, quasi incapaci di farla soffrire, e occorre
talvolta la materialità di un gesto - alzare il capo, fissar
gli occhi nel vuoto - per riafferrare un lembo di quella
sofferenza che era pur vita. Ma anche amare il dolore è
difficile, la notte che finalmente cade sembra assolverla da
questo impegno. Una certezza basta a sostenerla: c'è il babbo
accanto a lei, il babbo che respira, lavora, non può morire.
Non può morire un uomo che dalla vita estrae soltanto
suggerimenti astratti di luce, di colore, di forme, un uomo che
non sbaglia mai: finché questi esisteranno, lui esisterà.
Orazio da lungo tempo non consuma la vita, la vita non lo
consuma.(...)
 
All'alba è in piedi, fra vasetti
scodelline pennelli essenze che prepara lui stesso, non vuole
più garzoni. Né si arrabbia più, i suoi contatti col mondo sono
effimeri, il suo bicchiere è sempre vuotato a metà, il cibo
appena assaggiato, egli li allontana con un gesto secco quando
la figlia glieli presenta sul lavoro, verso mezzogiorno.
Mirabile che, tanto abbandonato nel dipingere, ora a quelle sue
mani color cenere, appena un po' venose, nessun colore si
attacchi, sicché par di vederlo difeso da un vetro. Le sue
azioni sono così salde, così assicurate da un'esperienza
infallibile che una miracolosa incolumità da ogni pericolo
d'errore ne scaturisce e si diffonde intorno. La avvertono
anche i pochi artisti che continuano a visitarlo: sebbene egli
abbia smesso di parlar dell'arte e quasi d'ogni altro
argomento.(...)
 
Adesso lei
non si allontana, non sfugge più. Fidando nel padre, si
appoggia interamente a quel motivo che è un'innocente astuzia,
di assisterlo: mentre sa di essere da lui assistita. Ma una
sera d'agosto, mentre s'avvia in punta di piedi per salire alla
sua soffitta, Orazio si sveglia. Usava addormentarsi su un
seggiolone rigido, la schiena appena sostenuta, il capo libero
ed eretto: né la figlia era sicura che, più tardi, si
spogliasse e si stendesse. Nel momento che avanza la mano alla
maniglia, tenendo ferma nella sinistra la lucerna, i suoi occhi
incontrano quelli del padre, aperti e come fissi in un
pensiero. Hanno, pur nella penombra, una chiarezza di smalto,
ogni pimento dell'iride grigia vi concorre; mentre la bocca ha
perduta la sua solita durezza arcigna e s'ammorbidisce, quasi
si gonfia, in una nuova titubanza. Sotto questo sguardo così
fermo, si ferma la donna e sente che deve parlare. "Babbo" (e
la campana della Torre par che voglia, proprio in questo punto,
soverchiarla). "Babbo..." Il suo piede è ancora sospeso che già
la risposta viene, non in forma di suono, ma per un battito
della palpebra che assente. "Sì" dice Orazio con quel segno, e
forse non voleva: somiglia a un grande uccello scarno e malato
che veli a se stesso, col panno dell'occhio, la propria
sofferenza. La palpebra si rialza, l'iride appare ancor più
scolorita, allargata, e guida Artemisia meglio della lucerna,
mentre si avvicina, sempre in punta di piedi, quasi per
sottrarsi all'indagine del vecchio viso su cui un timore
pudibondo si definisce, e un allarmato ascoltarsi. E come la
figlia gli è accanto - ma non s'è ancor piegata su di lui -
agli insoliti sensi che hanno invaso la faccia del pittore, un
altro se ne aggiunge non meno insolito: che è, non c'è dubbio,
di soddisfazione, di contentezza; e si sparge per le rughe e ne
lievita e alleggerisce la profondità, sino all'angolo
dell'occhio, che pur non sorride. "Vi sente qualcosa, babbo?" E
ancora una volta la voce astratta della gran Torre sopravviene
a tagliare e confondere il patetico accento di una Pisa dorata,
irraggiungibile, a cui la donna si lega, senz'averla mai vista,
per via di sangue. Le palpebre del vecchio sembrano ora
assottigliate, fragilissime e precarie contro lo sguardo che
schiacciano. (...)
 
Ma avanti di scivolare e
abbandonarsi, la mano di Orazio cerca e stringe al polso quella
di Artemisia, ed è una stretta di ossa convulse, e brucia da
farle rammentare la corda dei "sibili", quando ebbe la tortura
a Corte Savella. Piange la figlia; e non sa se per tenerezza o
per sgomento. Di nuovo gli occhi del pittore si aprono e vi si
legge, per la prima volta, quell'ansia smarrita di partecipare
un dolor troppo forte, un messaggio che è quasi un rancore
verso i sani. E il vecchio, dopo decenni di esilio, ventenni di
vita virile e solitaria, ritorna a un gemito nostrano,
dialettale: "Ohimmei!" raccolto in età tenera, sulle rive
dell'Arno. Una mamma toscana, un bambino toscano infermo, sono
adesso questa donna e questo vecchio. Così Orazio si lagnava da
piccolo, così sua madre avrebbe potuto assisterlo, spaurita, se
si fosse trovata sola fra le deserte pinete pisane, accanto al
mare, col nato in grembo. (...)
 
Artemisia gli si agita
intorno, non osando né toccarlo, né lasciarlo, e ritrovando
certi gesti di bambina alle prime faccende, per improvvisare un
rimedio. Sul pietrone dell'immenso camino riunisce un
combustibile di fortuna, spezza sul ginocchio un vecchio
telaio, trova e accende l'esca. "Ora" dice "ora faccio fuoco,
ora vi passa." Quando, finalmente, arsiccio e ostile il legno
comincia a crepitare da quel mucchietto sperduto nel grande
antro, par che la vista delle fiamme le ispiri un nuovo
terrore, lo sbigottimento per una realtà di sciagura che va in
fretta, prevale sull'annuncio, e ancor non le si crede. Le più
assurde scommesse nascono come funghi malvagi: se questo tizzo
prende, se quella lingua azzurra non scompare... La persona
china è terribilmente attenta, come insensibile e tutta dedita
a una cura materiale. Così, massaia bambina, accudiva alla
minestra del padre e dei fratelli, e la notte veniva prima che
babbo tornasse. Ma c'erano i grilli, fuori della porta, nel
sereno delle vigne, e le campane dei frati. Una comare finiva
sempre per affacciarsi e aiutarla a sganciare il paiolo. E'
povero questo fuoco, è maligno, sempre sul punto di smorire, e
l'acqua, messa a scaldare in un vecchio coccio, geme e frigge
stillando da una crepa.(...)
Proprio bello vero?
Sapete qual è il problema? Giusto adesso girovagando per Internet ho scoperto che la scrittrice è prettamente sconosciuta alla maggior parte delle nuove generazioni, e i suoi libri non sono stati ripubblicati da 30 anni! That's a shame!

Sinceramente non è il mio genere, ma so apprezzare un buon libro, e questo era proprio meritevole.
Ve lo consiglio, se vi sentite in vena di un pizzico di biografia.
 Ps: credo che il dipinto della cover sia "Giuditta e Oloferne", quello che aiuta la pittrice a diventare famosa e in un certo senso a liberarsi dalle memorie traumatiche dello stupro subito da Agostino.

Citazioni:
"Ascoltava Artemisia e perdonava.
Spento ogni rancore, le pareva di stender la mano verso la violenza pentita, lei forte e senz'armi"

Voto:
****4 asterischi.Bello ma non il top

Autrice:
Seria Nilla



 

25 novembre 2013

Recensione "La lista di Schindler" di Thomas Keneally

Recensione "La lista di Schindler" di Thomas Keneally

Cover:


Trama:
Che cosa significava finire nella "lista di Schindler"? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. Resta però un mistero il motivo che lo spinse a intraprendere quella sua personale lotta al nazismo.
 
Recensione:
Ecco una delle milioni di recensioni che vi devo fare questa settimana.
Sappiate per che non la facco a cuor leggero, perchè questo libro mi ha tenuta impegnata veramente a lungo e mi ha dato molto su cui riflettere.
Solo che non so da dove cominciare.
E' un libro sull'Olocausto. Sicuramente vi sarà capitato di leggerne qualcuno.
A me personalmente riempiono di tristezza, anche quando sono a lieto fine, e soprattutto di vergogna, perchè mi umilia sapere che l'essere umano è in grado di arrivare a tanto.
Gli psicologi possono dire quanto vogliono sul nostro modo di ragionare e sulla nostra psiche, ma a mio parere le motivazioni che ci spingono a fare determinate cose rimarranno sempre oscure. Non è vero che l'anima non ha limiti: ha un fondo, e una volta che si supera si casca in un buco nero nel quale accadono avvenimenti come questi.
Eppure, questo libro mi ha dato qualcosa di più del solito dispiacere e della abituale vergogna:mi ha dato speranza. Eh si, speranza! Perchè quello che gli altri libri come Anna Frank mancano di mostrare (non intenzionalmente penso, e comunque non è questo il punto) è che qualcuno che non aveva perso tutti gli ideali e il senso di giustizia c'era!
Esistevano delle persone ancora moralmente integre e in grado di provare revulsione nei confronti di quel sistema chiuso e tirannico!!C'era chi scuoteva la testa, chi lavorava nell'ombra, chi disapprovava quella pazzia collettiva!
Che poi non sia servito a molto è relativo. Ma qualcuno, ad esempio Herr Schindler,c'era.
E questo dimostra a tutti noi che anche nell'abisso più profondo in cui possiamo cadere arriva sempre un pò di luce.
Voto:
**** 4 asterischi. Sicuramente da leggere.
Autrice:
Poetica Petronilla
 

14 ottobre 2013

La famiglia Manzoni-Natalia Ginzburg

La famiglia Manzoni-Natalia Ginzburg
Cover:
La famiglia Manzoni    

Trama:

 «Ho tentato di rimettere insieme la storia della famiglia Manzoni; volevo ricostruirla, ricomporla, allinearla ordinatamente nel tempo. Avevo delle lettere e dei libri. Non volevo esprimere commenti, ma limitarmi a una nuda e semplice successione di fatti. Volevo che i fatti parlassero da sé. Volevo che le lettere, accorate o fredde, cerimoniose o schiette, palesemente menzognere o indubitabilmente sincere, parlassero da sé [...].
Il protagonista di questa lunga storia famigliare, non volevo fosse Alessandro Manzoni. Una storia famigliare non ha un protagonista; ognuno dei suoi membri è di volta in volta illuminato e risospinto nell'ombra. Non volevo che egli avesse più spazio degli altri; volevo che fosse visto di profilo e di scorcio, e mescolato in mezzo agli altri, confuso nel polverio della vita giornaliera. E tuttavia egli domina la scena; è il capo-famiglia; e gli altri certo non hanno la sua grandezza. E d'altronde egli appare piú degli altri strano, tortuoso, complesso...» 

Recensione:

Ho trovato questo libro cupo. Ma molto. Più cupo di un cielo nero durante un nubifragio.

Sarà che la mia è un'interpretazione da profana (non ho mai amato le biografie e mi sono imbattuta in questo testo in seguito a circostanze alquanto spiacevoli e complicate che non vi spiegherò) ma è stata ufficialmente una delle letture più deprimenti dell'anno.

Scritto bene (la Ginzburg riesce a unire lettere e fatti in modo quasi impercettibile facendo sì che il lettore riesca a cogliere anche i più piccoli dettagli della vita e dei sentimenti dei protagonisti) e in maniera interessante, attira inevitabilmente l'attenzione. Una volta iniziato è impossibile posarlo. Peccato che non sia per l'interesse suscitato dalla trama.

Questo libro è in pratica una sequela di morti, parti, malattie, disgrazie, litigi e tragedie varie avvenute all'interno della famiglia Manzoni e descritte minuziosamente.
Dalla testardaggine di Giulia Beccaria alle menzogne di Filippo,questo libro è come un'arcobaleno di sfumature relative alla vita del celebre scrittore, che,come affermato dalla scrittrice, svolge un ruolo immobile di sottofondo, invisibile ma sempre presente, scrutato dal lettore ignaro e di varie interpretazioni.
 
Non lo consiglio a chi ha avuto una brutta giornata, a chi odia i "Promessi Sposi" e agli aspiranti suicidi (dopo averlo letto non sarebbero più tali, o meglio, non sarebbero più e basta.)
 
Voto:
* Un asterisco per pietà