Visualizzazione post con etichetta Storici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storici. Mostra tutti i post

17 giugno 2014

Recensione "L'ispanico" di Santiago Posteguillo

Recensione "L'ispanico" di Santiago Posteguillo

 

Cover:
Trama:
«Un uomo soltanto era riuscito a scorgere un sogno in quel tetro orizzonte.»
96 d.C. Ai confini settentrionali dell’Impero romano, sotto una pioggia inclemente, alcuni uomini sono segretamente riuniti. Le labbra serrate, gli sguardi accesi, sulle loro spalle pesa una grande responsabilità. Mentre i Germani a nord e i Daci a est serrano sempre più la morsa, nella Capitale l’imperatore Domiziano, uomo debole e crudele, sperpera il denaro pubblico, condannando a morte chiunque osi mettersi contro di lui. In questo panorama desolante, l’ipotesi di una congiura ai suoi danni non può che trovare terreno fertile, facendo proseliti tra i membri del Senato e persino tra i suoi stessi familiari, prima tra tutti la moglie Domizia Longina, stanca delle continue violenze subite.
Con il rischio di una guerra civile che si fa sempre più concreto, solo un uomo può fare la differenza. È Marco Ulpio Traiano, comandante di grande valore ed equilibrio, amato dalle truppe e stimato dai senatori. Nato lontano dal suolo italico, di fronte al suo carisma, neppure le origini ispaniche saranno d’ostacolo quando il popolo di Roma avrà bisogno di una nuova guida.
In un romanzo di grande forza evocativa, l’ascesa di colui che portò l’Impero romano alla sua massima espansione.
Recensione:
Wow. Questo libro mi ha stupita. Non mi aspettavo che fosse così bello.
Lasciatemi spiegare: ero in uno dei miei historic moods e me lo sono fatta prestare da mio padre, che è un grande patito del genere. Lui mi ha dato l’edizione cartacea,e…mi è preso un colpo. Davvero, stavo per drop dead on the floor. E’ di 1034 pagine, no shit!
Subito ho pensato di mollarlo li dov’ero, uno perché pesa così tanto che mi stava uscendo il midollo spinale dalle vertebre e due perché andiamo, neanche quando sono nei miei periodi storici più selvaggi ce la faccio a leggere MILLE PAGINE su un imperatore.
Poi, però, è successo il miracolo. Mio padre ha compreso la mia espressione scioccata e mi ha spinto a leggere almeno il primo capitolo. Ed è così che questo romanzo mi ha conquistata.
Posteguillo scrive in un modo che ricorda la fiction, il romanzo di avventura, senza dare le cose nel loro preciso ordine cronologico (cosa che ho molto apprezzato perché la suspance che i flashforward lasciavano era meravigliosa): comincia il giorno dell’assassinio di Domiziano, e poi torna indietro e riparte da Nerone e Vespasiano.
Tutto questo però senza rendere il romanzo meno storico, magari inventando qualcosa: in ogni momento l’autore è preciso, dettaglia ogni scena, e si attiene rigorosamente ai testi (pensate che nei capitoli dove ciò che accadeva poteva essere confuso con un invenzione dello scrittore Posteguillo riporta brani originali degli scritti storici da cui ha tratto le informazioni, il che me lo ha fatto a dir poco adorare)
Infine, i personaggi. Come al solito non giudicherò i loro caratteri o le loro azioni, perché sono sempre dell’idea he in quanto essi sono quasi tutti personaggi realmente esistiti sia veramente un atteggiamento presuntuoso e esagerato da parte mia il pensare di poter esprimere un qualsivoglia parere su come erano o su come avevano agito (un po’ giocare a essere Dio, insomma).
Però, lasciatemi dire una cosa: dopo tutte queste pagine, non sono ancora sicura di aver capito la figura di Traiano. Il punto è che il narratore è esterno ma il POV è multiplo, ci si intrecciano le storie di Plinio il Vecchio e suo nipote, Domiziano e sua moglie Domizia Longina, il gladiatore Marzio e la gladiatrix Alana, il re Decebalo e i suoi pileati, Nerva, i prefetti del pretorio Norbano, Casperio e Petronio(senza giudicare ho amato Petronio per la sua integrità morale),il consigliere Partenio…
Traiano lo si vede si e no per 50 pagine, e non è affatto una cosa negativa: posso dire che dopo ben 1034 pagine avevo ancora voglia di leggere. Si, credo che "L’ispanico" meriti di essere inserito a pieno titolo fra i Best Book Ever. Really.
 
Voto:
***** Naturalmente.
Autrice:
Nilla


10 gennaio 2014

Recensione "Millennio di fuoco-Seija" di Cecilia Randall

Recensione "Millennio di fuoco-Seija" di Cecilia Randall

Cover:
Trama:
Mille anni sono trascorsi da quando il demoniaco popolo vaivar è apparso in Europa, muovendo dalle lande desolate oltre il Volga per reclamare il possesso delle terre abitate dagli umani e cambiare la Storia per sempre.
Da allora una guerra infinita strazia il continente ormai condannato a un eterno medioevo, in cui i regni nati dalle ceneri dell’antico Sacro Impero sopravvivono a fatica tra alleanze precarie, rovesciamenti di fronte ed epidemie. I vaivar avanzano con armate di creature innaturali e spaventose, i manvar: la loro marcia procede inesorabile e sono giunti ormai nel cuore della Baviera.
Seija, giovane coraggiosa e tenace, è l’erede di un’antica stirpe di guerrieri pagani, cacciati dalle terre di Kaleva proprio in seguito all’invasione dei vaivar. Adesso il suo popolo, decimato e nomade, sopravvive offrendo ai cristiani la propria abilità militare in cambio di cibo e di un luogo sicuro in cui piantare le tende.
Seija è pronta alla lotta contro l’esercito vaivar comandato dal più grande nemico degli umani: Raivo, il Traditore dalla Mano Insanguinata, stratega temibile, condottiero spietato e unico uomo a essersi venduto anima e corpo ad Ananta, l’immortale regina dei vaivar, per farsi trasformare in un demone plurisecolare e sterminare quella che una volta era la sua specie.
Ma quando Seija è costretta ad affrontare il Traditore nel pieno della battaglia, il fantasma di un antico segreto cambia per sempre il suo destino.
Perché il condottiero nemico prima esita e poi scatena contro di lei una caccia senza quartiere? Perché ne è così ossessionato da trascurare persino gli obiettivi militari, pur di catturarla? Cosa è accaduto davvero tre secoli fa alla Torre della Strage, il maniero del Traditore, nel giorno in cui Raivo ha rinunciato alla sua umanità?
Recensione:
Me l'ha comprato mio padre un paio di giorni fa tornando da Roma, e mi ci sono fiondata, letteralmente!
Poi ho scoperto che "fuoco" era una delle parole della Monthly Keywords Challenge, e stavo facendo i salti di gioia!!
Salti che sono diventati carpiati tripli e mortali quando ho finito il libro. E' meraviglioso! Avevo dimenticato quanto è brava la Randall.
E il bello è che l'ambientazione è quasi quella di uno storico!!
La storia è sorprendente, Seija è un'eroina coi fiocchi che ho molto apprezzato perché non si fa mettere i piedi in testa dal primo venuto, anzi, rende a Raivo pan per focaccia ogni volta che si incontrano.
Mi è dispiaciuto solo quando (SPOILER) non ha creduto a Britte, una bambina psicometrica cristiana che crede di essere una strega,che ha cercato di spiegarle che Raivo non è proprio un demone...
Ma in fondo, fa suspance (ence?), quindi ben vengano le incomprensioni!!
Raivo... Ecco, è un po' complicato. Diciamo che i dubbi della protagonista su di lui sono più che fondati, e si appiccicano anche al lettore, lasciandolo a wonder about what to do.
Un personaggio che mi è piaciuto e talvolta mi ha fatto anche commuovere è Ari, il fratello di Seija.
Negli altri libri che ho letto della Randall (cioè tutti) nessuna relazione fra fratelli mi era sembrata così bella e pulita,calda. E' sincera, dalle pagine traspare un'affetto profondo e quella complicità che solo i reali fratelli hanno. In certi momenti, Seija e Ari mi hanno ricordato me e mia sorella Occhidiluna (che visto che non vuole essere citata chiamo con un soprannome).
Non vedo l'ora di leggere il seguito!!
Solo, sapete cosa? Sono preoccupata, perché l'ultimo libro della Randall che ho amato così tanto, "Gens Arcana" aveva un finale apertissimo, tant'è che pensavo ci fosse un secondo, e invece era un autoconclusivo che non si autoconcludeva!! E ci sono rimasta malissimo.
E poi, "Gens Arcana" era anche l'ultimo libro che ha scritto, e risale al 2010!! E se ci mettesse così tanto a pubblicare il secondo di "Millennio di fuoco"? Potrei non sopravvivere.
Vi lascio il trailer (che stranamente sono riuscita a incollare):
 Scherzo non sono riuscita. Cercatelo su Youtube, è carino
Voto:
***** 5 asterischi!! Best Book Ever!
Autrice:
La Randall.
Scherzo, io, Nilla. Unica a fare scherzi così cretini e ridere da sola mentre li fa.

9 gennaio 2014

Recensione di "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar

Recensione di "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar

Cover:
Trama:
Ricostruendo le memorie dell'imperatore romano, Marguerite Yourcenar ha voluto "rifare dall'interno quello che gli archeologi del secolo scorso hanno fatto dall'esterno". Ne risulta così un libro che è al tempo stesso un romanzo, un saggio storico, un'opera di poesia. Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, ereditato dai Greci, gli fa capire l'importanza di pensare e di servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo", dice questo personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, tra l'intelligenza e la volontà. Le Memorie di Adriano che, apparse nel 1951, stanno conoscendo un successo ininterrotto, sono arricchite dai "Taccuini di appunti", momenti di autobiografia, pause emotive e slanci in un lavoro creativo appassionante fino all'identificazione.
Recensione:
Piccolo appunto prima di iniziare:ignorate i "Taccuini d'appunti". Sono una schifezza. E non meritano di rovinarvi il resto del libro.
Comunque.
 
E’ impossibile non partire fraintendendo questo libro. Perché il termine “storico” ci evoca ben altre immagini, di libi ricchi di date e dettagli e battaglie che lasciano ben poco posto alle riflessioni personali del lettore o, secondo il mio modesto parere, alla fantasia dello scrittore.
Eppure, questo libro si differenzia da tutti questi. Non lo chiamerei nemmeno storico, io. Nemmeno romanzo. Lo chiamerei poesia.
Perché quando un libro ti fa riflettere così tanto, ti porta a visitare angoli di te e della tua mente che non conoscevi, ti scava dentro con parole dalla bellezza effimera e al contempo quasi eterna, non è romanzo.
Quello che mostra non è l'imperatore Adriano, ma l'uomo Adriano, che ha aspirazioni, speranze e sogni, che di notte si rigira come tutti noi nel letto, che viene pervaso anch'egli da solitudine,gioia, amore e dolore. Un'uomo che sa piangere, combattere e vendicare ma vuole la pace. Che conosc i suoi vizi, e ci convive. Che nella sua villa a Tivoli medita per sfuggire al tedio della prigionia procuratagli dalla malattia. Che teme la morte e ne è al contempo affascinato. Che ama viaggiare e visitare nuove terre. Uno più vicino a noi di quanto pensiamo.
Ed è bello. Bellissimo. Mi ha toccato davvero molto. Best book ever. Senza possibilità di opporsi.
Voto:
***** Il top. 5 asterischi.
Autrice:
Nilla che è tutt'ora commossa.

9 dicembre 2013

Recensione "El paìs de las mariposas" di Nerea Riesco

 
"El paìs de las mariposas" di Nerea Riesco
 
Cover:

















Vi metto anche quella in italiano che secondo me è più carina (anche il titolo è più bello):


Trama:
 Spagna, 1544. Mariana ha un animo ribelle. Figlia di un nobile castigliano, fin da bambina passa le sue giornate tra gli scaffali della vecchia biblioteca. Solo circondata dai libri si sente veramente sé stessa. Immersa nella lettura trova rifugio dalla rigidità e dall'oppressione della sua famiglia, attraverso le parole immagina un futuro diverso. E adesso che è entrata al servizio del re, sembra aver conquistato la sua libertà. Ma l'indipendenza a lungo sognata non dura che un istante. Il suo destino è già scritto, suo fratello ha deciso per lei: andrà in sposa al viceré nel lontano Nuovo Mondo. Eppure, inaspettatamente, in questa terra dal fascino antico le svela una strada per la felicità che passa per le pagine di un prezioso taccuino. Sotto cieli di straordinari colori, in valli sconfinate dai mille profumi, sopraffatta da una passione sconosciuta, scopre una nuova forma di libertà: l'amore. Miguel conquisterà il suo cuore, proprio lui che lei non può amare...
Recensione:
 Omg! Questo libro mi ha spezzato il cuore. Non leggetelo. Davvero non fatelo. la recensione che vi scrivo è un'avvertimento perché  credo che sia il caso di avvertire più persone possibile del pericolo di heartbreaking causato da questo romanzo.
Ahia.
L'ho finito l'altro giorno dopo una settimana di rimandi, e la prima cosa che ho fatto è stato il tradizionale "Lancio-sul-divano-dedicato-a-libri-che-mi-mandano-in-bestia". Lancio che talvolta (me tapina) eseguo anche con il computer (potete immaginarvi le conseguenze quando manco il bersaglio...)
Mi ha riempito di emozioni negative. Nell'ordine:
  1. Noia letale: la storia non prendeva e ho dovuto metterci l'anima per avere la forza di continuare a leggere
  2. Sgomento: la storia ha preso troppo in fretta e non ho avuto il tempo di abituarmi al cambiamento
  3. Odio: Rodrigo, il fratello di Mariana, è un pezzo di "rifiuto naturale prodotto da umani e animali" cioè di indovinate cosa. Quando fa uccidere (SPOILER) Alfonso... GRRR!
  4. Noia: ho avuto una ricaduta
  5. Gioia speranza amore meraviglia: Mariana conosce Miguel
  6. Dolore: non possono stare insieme
  7. Odio profondo+voglia di uccidere: ROAR!! RODRIGO! DATELO A ME CHE GLI FACCIO FARE LA FINE CHE MERITA
  8. Tristezza dolore sconforto disperazione e lacrimuccie da affondamento del Titanic: fine del libro
  9. Conclusioni tratte: Rodrigo è un bastardo e la Riesco mi ha nuovamente spezzato il cuore (come in "Ars Magica". Ma che cos'hai contro le storie d'amore, eh? DIMMELO! Sigh. . .)

Voto:
 ** due asterischi. . . Davvero, se vi volete bene non leggetelo . . .
Autrice:
Affranta Nilla (ps: Mi senti, Rodrigo? Non è ancora finita!)

29 novembre 2013

Recensione "Artemisia" di Anna Banti

Artemisia di Anna Banti

Cover:


Trama:
"Oltraggiata appena giovinetta, nell'onore e nell'amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s'azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi" (A. Banti). Artemisia Gentileschi, pittrice caravaggesca, è una delle figure femminili più affascinanti della prima metà del Seicento. Il romanzo, benché basato sulla realtà storica, è piuttosto un immaginario diario a due, un intenso dialogo al di là del Tempo e della Storia tra due donne che furono artiste. Questa biografia che si fa autobiografia, per la quale la Banti crea una "scrittura nervosa, intima, da fioretto, tutta finte e assalti, ma impreziosita da uno scintillìo di florida e lussuosa seta frusciante", costituisce "uno dei classici più strani e impervi di tutta la letteratura italiana del Novecento."

Recensione:
Questo libro è scritto proprio bene. Però è confuso.Confusionario.Confondente.Conf...si vabbè,che fa confusione.
Perché la scrittrice evidenzia la differenza fra il tempo della scrittura e quello della storia raccontando entrambi senza alcuna distinzione particolarmente marcata.
Per i comuni mortali: Anna racconta a partire da quando, in un bombardamento di Firenze nella Seconda Guerra Mondiale, la sua casa brucia, e con essa il suo manoscritto, a cui si era dedicata da tempo, su Artemisia Gentileschi, una nota pittrice italiana di tre secoli prima.
E mentre l'autrice girovaga tra le macerie e la gente ancora in pantofole, fuggita dal letto per scampare alle bombe, le appare il fantasma di Artemisia, e lei si trova a rivivere tutta la storia della pittrice, ma a mozziconi, nei suoi pensieri, omettendo parti e saltando avanti e indietro per il tempo, nella commemorazione e nel dispiacere di quel libro perduto.
Cosa intendevo dire con confusing (lo scrivo in inglese per sicurezza, a volte gli aggettivi della mia stessa lingua mi lasciano perplessa)? Che questo schema di salti e rimandi e omissioni, volto a rispecchiare il modo in cui un persona pensa normalmente, è un po' difficile da decifrare e all'inizio vi assicuro che non ci capirete un beato accidente. Poi ci si abitua, ci si prende la mano e la lettura diventa scorrevole, permettendovi di vedere quanto questo sia carino.

Ah, una nota: la scrittrice era molto dedita alla causa femminista, quindi il libro conserva questa caratteristica. A mio parere non guasta, considerando quello che ha passato Artemisia (vedi trama),però ve lo dico così, se ci fosse qualcuno che ha dei problemi con queste cose...
"Poveri uomini: costretti da millenni a comandare e a cogliere funghi velenosi; queste donne che fingono di dormire al loro fianco che stringono fra le ciglia seriche al sonno delle guance vellutate, recriminazioni, voglie nascoste, segreti progetti..."

Forse vi sarete resi conto che sto cricumnavigando un argomento che in genere tocco sempre: i protagonisti.
E' solo che non mi sembra il caso di commentarli: sono persone realmente esistite che hanno realmente fatto quelle cose, quindi che senso avrebbe dire che hanno sbagliato in certi momenti o che certi aspetti del loro carattere non ci sono piaciuti? Non è molto rispettoso nei confronti di quelle persone mettermi a commentare le loro scelte e i loro comportamenti.
Voglio solo dire che ho amato molto il rapporto fra Francesco, il fratello di Artemisia, e quest'ultima, e che ho trovato particolarmente toccante la scena della morte di Orazio (il padre della pittrice),che ora vi riporto (OCCHIO SPOILER):
I nomi che la memoria conserva sono anche loro penduli,
disanimati, quasi incapaci di farla soffrire, e occorre
talvolta la materialità di un gesto - alzare il capo, fissar
gli occhi nel vuoto - per riafferrare un lembo di quella
sofferenza che era pur vita. Ma anche amare il dolore è
difficile, la notte che finalmente cade sembra assolverla da
questo impegno. Una certezza basta a sostenerla: c'è il babbo
accanto a lei, il babbo che respira, lavora, non può morire.
Non può morire un uomo che dalla vita estrae soltanto
suggerimenti astratti di luce, di colore, di forme, un uomo che
non sbaglia mai: finché questi esisteranno, lui esisterà.
Orazio da lungo tempo non consuma la vita, la vita non lo
consuma.(...)
 
All'alba è in piedi, fra vasetti
scodelline pennelli essenze che prepara lui stesso, non vuole
più garzoni. Né si arrabbia più, i suoi contatti col mondo sono
effimeri, il suo bicchiere è sempre vuotato a metà, il cibo
appena assaggiato, egli li allontana con un gesto secco quando
la figlia glieli presenta sul lavoro, verso mezzogiorno.
Mirabile che, tanto abbandonato nel dipingere, ora a quelle sue
mani color cenere, appena un po' venose, nessun colore si
attacchi, sicché par di vederlo difeso da un vetro. Le sue
azioni sono così salde, così assicurate da un'esperienza
infallibile che una miracolosa incolumità da ogni pericolo
d'errore ne scaturisce e si diffonde intorno. La avvertono
anche i pochi artisti che continuano a visitarlo: sebbene egli
abbia smesso di parlar dell'arte e quasi d'ogni altro
argomento.(...)
 
Adesso lei
non si allontana, non sfugge più. Fidando nel padre, si
appoggia interamente a quel motivo che è un'innocente astuzia,
di assisterlo: mentre sa di essere da lui assistita. Ma una
sera d'agosto, mentre s'avvia in punta di piedi per salire alla
sua soffitta, Orazio si sveglia. Usava addormentarsi su un
seggiolone rigido, la schiena appena sostenuta, il capo libero
ed eretto: né la figlia era sicura che, più tardi, si
spogliasse e si stendesse. Nel momento che avanza la mano alla
maniglia, tenendo ferma nella sinistra la lucerna, i suoi occhi
incontrano quelli del padre, aperti e come fissi in un
pensiero. Hanno, pur nella penombra, una chiarezza di smalto,
ogni pimento dell'iride grigia vi concorre; mentre la bocca ha
perduta la sua solita durezza arcigna e s'ammorbidisce, quasi
si gonfia, in una nuova titubanza. Sotto questo sguardo così
fermo, si ferma la donna e sente che deve parlare. "Babbo" (e
la campana della Torre par che voglia, proprio in questo punto,
soverchiarla). "Babbo..." Il suo piede è ancora sospeso che già
la risposta viene, non in forma di suono, ma per un battito
della palpebra che assente. "Sì" dice Orazio con quel segno, e
forse non voleva: somiglia a un grande uccello scarno e malato
che veli a se stesso, col panno dell'occhio, la propria
sofferenza. La palpebra si rialza, l'iride appare ancor più
scolorita, allargata, e guida Artemisia meglio della lucerna,
mentre si avvicina, sempre in punta di piedi, quasi per
sottrarsi all'indagine del vecchio viso su cui un timore
pudibondo si definisce, e un allarmato ascoltarsi. E come la
figlia gli è accanto - ma non s'è ancor piegata su di lui -
agli insoliti sensi che hanno invaso la faccia del pittore, un
altro se ne aggiunge non meno insolito: che è, non c'è dubbio,
di soddisfazione, di contentezza; e si sparge per le rughe e ne
lievita e alleggerisce la profondità, sino all'angolo
dell'occhio, che pur non sorride. "Vi sente qualcosa, babbo?" E
ancora una volta la voce astratta della gran Torre sopravviene
a tagliare e confondere il patetico accento di una Pisa dorata,
irraggiungibile, a cui la donna si lega, senz'averla mai vista,
per via di sangue. Le palpebre del vecchio sembrano ora
assottigliate, fragilissime e precarie contro lo sguardo che
schiacciano. (...)
 
Ma avanti di scivolare e
abbandonarsi, la mano di Orazio cerca e stringe al polso quella
di Artemisia, ed è una stretta di ossa convulse, e brucia da
farle rammentare la corda dei "sibili", quando ebbe la tortura
a Corte Savella. Piange la figlia; e non sa se per tenerezza o
per sgomento. Di nuovo gli occhi del pittore si aprono e vi si
legge, per la prima volta, quell'ansia smarrita di partecipare
un dolor troppo forte, un messaggio che è quasi un rancore
verso i sani. E il vecchio, dopo decenni di esilio, ventenni di
vita virile e solitaria, ritorna a un gemito nostrano,
dialettale: "Ohimmei!" raccolto in età tenera, sulle rive
dell'Arno. Una mamma toscana, un bambino toscano infermo, sono
adesso questa donna e questo vecchio. Così Orazio si lagnava da
piccolo, così sua madre avrebbe potuto assisterlo, spaurita, se
si fosse trovata sola fra le deserte pinete pisane, accanto al
mare, col nato in grembo. (...)
 
Artemisia gli si agita
intorno, non osando né toccarlo, né lasciarlo, e ritrovando
certi gesti di bambina alle prime faccende, per improvvisare un
rimedio. Sul pietrone dell'immenso camino riunisce un
combustibile di fortuna, spezza sul ginocchio un vecchio
telaio, trova e accende l'esca. "Ora" dice "ora faccio fuoco,
ora vi passa." Quando, finalmente, arsiccio e ostile il legno
comincia a crepitare da quel mucchietto sperduto nel grande
antro, par che la vista delle fiamme le ispiri un nuovo
terrore, lo sbigottimento per una realtà di sciagura che va in
fretta, prevale sull'annuncio, e ancor non le si crede. Le più
assurde scommesse nascono come funghi malvagi: se questo tizzo
prende, se quella lingua azzurra non scompare... La persona
china è terribilmente attenta, come insensibile e tutta dedita
a una cura materiale. Così, massaia bambina, accudiva alla
minestra del padre e dei fratelli, e la notte veniva prima che
babbo tornasse. Ma c'erano i grilli, fuori della porta, nel
sereno delle vigne, e le campane dei frati. Una comare finiva
sempre per affacciarsi e aiutarla a sganciare il paiolo. E'
povero questo fuoco, è maligno, sempre sul punto di smorire, e
l'acqua, messa a scaldare in un vecchio coccio, geme e frigge
stillando da una crepa.(...)
Proprio bello vero?
Sapete qual è il problema? Giusto adesso girovagando per Internet ho scoperto che la scrittrice è prettamente sconosciuta alla maggior parte delle nuove generazioni, e i suoi libri non sono stati ripubblicati da 30 anni! That's a shame!

Sinceramente non è il mio genere, ma so apprezzare un buon libro, e questo era proprio meritevole.
Ve lo consiglio, se vi sentite in vena di un pizzico di biografia.
 Ps: credo che il dipinto della cover sia "Giuditta e Oloferne", quello che aiuta la pittrice a diventare famosa e in un certo senso a liberarsi dalle memorie traumatiche dello stupro subito da Agostino.

Citazioni:
"Ascoltava Artemisia e perdonava.
Spento ogni rancore, le pareva di stender la mano verso la violenza pentita, lei forte e senz'armi"

Voto:
****4 asterischi.Bello ma non il top

Autrice:
Seria Nilla



 

25 novembre 2013

Recensione "La lista di Schindler" di Thomas Keneally

Recensione "La lista di Schindler" di Thomas Keneally

Cover:


Trama:
Che cosa significava finire nella "lista di Schindler"? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. Resta però un mistero il motivo che lo spinse a intraprendere quella sua personale lotta al nazismo.
 
Recensione:
Ecco una delle milioni di recensioni che vi devo fare questa settimana.
Sappiate per che non la facco a cuor leggero, perchè questo libro mi ha tenuta impegnata veramente a lungo e mi ha dato molto su cui riflettere.
Solo che non so da dove cominciare.
E' un libro sull'Olocausto. Sicuramente vi sarà capitato di leggerne qualcuno.
A me personalmente riempiono di tristezza, anche quando sono a lieto fine, e soprattutto di vergogna, perchè mi umilia sapere che l'essere umano è in grado di arrivare a tanto.
Gli psicologi possono dire quanto vogliono sul nostro modo di ragionare e sulla nostra psiche, ma a mio parere le motivazioni che ci spingono a fare determinate cose rimarranno sempre oscure. Non è vero che l'anima non ha limiti: ha un fondo, e una volta che si supera si casca in un buco nero nel quale accadono avvenimenti come questi.
Eppure, questo libro mi ha dato qualcosa di più del solito dispiacere e della abituale vergogna:mi ha dato speranza. Eh si, speranza! Perchè quello che gli altri libri come Anna Frank mancano di mostrare (non intenzionalmente penso, e comunque non è questo il punto) è che qualcuno che non aveva perso tutti gli ideali e il senso di giustizia c'era!
Esistevano delle persone ancora moralmente integre e in grado di provare revulsione nei confronti di quel sistema chiuso e tirannico!!C'era chi scuoteva la testa, chi lavorava nell'ombra, chi disapprovava quella pazzia collettiva!
Che poi non sia servito a molto è relativo. Ma qualcuno, ad esempio Herr Schindler,c'era.
E questo dimostra a tutti noi che anche nell'abisso più profondo in cui possiamo cadere arriva sempre un pò di luce.
Voto:
**** 4 asterischi. Sicuramente da leggere.
Autrice:
Poetica Petronilla
 

20 novembre 2013

Recensione "La mano de Fàtima" di Ildefonso Falcones

La mano de Fatima-Ildefonso Falcones
Cover:
 
Trama:
 Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. È il 1568. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità - la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano -, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c'è anche chi, mosso dall'invidia, trama contro di lui. E quando nell'inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d'amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l'immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel...
 
Recensione:
 
Ehi.
Wow.
E’ sorprendente.
Questo libro è pazzesco.
Lasciatemi spiegare le ragioni che mi spingono a reagire in questo modo:
1.       E’ in spagnolo. E già questo è sorprendente, visto la scarsa quantità di BEI libri in lingua reperibili nelle librerie di questa città.
2.       E’ uno storico. Il che mi rende sorpresa di averlo letto. Di solito, come voi ben sapete,tendo a preferire altri generi più romantici-fantasy-ya ecc. Eppure,se c’è una cosa che ho notato è che attualmente leggendolo manco ti accorgi che è uno storico. Cioè, è ovvio che i riferimenti all’epoca ci sono, ma Falcones è così bravo nell’includerli nella trama che tu non noti quando dai protagonisti si inizia a parlare di battaglie e eventi vari:solo alla fine del libro ti rendi conto che probabilmente sai molto più su quelle guerre di quanto non avessi mai saputo prima,date comprese
3.       Come è scritto. Vedi sopra. Perché,realmente,è intrecciato talmente bene che la lettura è un piacere, scivolosa quanto me infagottata in un megacappotto su una lastra di ghiaccio in centro città (cioè molto,per mia disgrazia vi posso assicurare che scivolo a lungo).
4.       Il titolo!!!Ommioddio il titolo! Forse avrei dovuto metterlo come punto uno nell’elenco perché è la cosa più sorprendente di tutte. Fino alla fine non capisci a cosa si riferisce.
No,perché,adesso vi dico:avendo lo scrittore chiamato la protagonista femminile Fàtima, nel momento in cui tu compri il libro ti viene da pensare che con “La mano de Fàtima” lui intenda dire “la mano” della ragazza,cioè il chiederla in sposa (e ottenerla,perché,come leggerete,fosse così semplice…);poi,molto semplicemente,all’inizio del libro Falcones ti spiega che esiste un amuleto islamico chiamato “La mano de Fàtima” dal nome della figlia di Maometto,Fàtima. E tu inizi a ragionare, e ci ragioni ci ragioni e più ci pensi più ti sembra che ci siano troppe Fàtime in questo libro, e non riesci a capire se la tua ipotesi era giusta (visto che vedi pagina dopo pagina come Hernando si innamora di Fàtima) o sbagliata(perché,visto come è Fàtima,ti ritrovi a sperare che muoia o si elimini in qualche modo prima della fine del libro, e la prima ipotesi lo esclude).
Bene bene. Molto astuto,Falcones. Molto astuto,complimenti. Cari lettori, non vi risolvo il dilemma adesso perché è una delle cose che mi hanno fatto piacere in questo libro.
I personaggi:
·         Hernando.Povero,povero Hernando. Mi veniva da coccolarlo a metà libro. Gliene succedono di tutti i colori, e si ritrova pure quelle serpi in seno delle sue accidenti di familiari che invece di aiutarlo lo pugnalano alle spalle. Poverino.Sniff.
·         Aisha. IO.ODIO.QUESTA.DONNA. Perché non capisce niente. Altro che una serpe in seno, questa è un’idra a dieci teste con lo sguardo da basilisco, ne fa una più del diavolo. Che bello che muoooore…(Ok questo è brutto da dire ma se c’è una cosa di cui non vi ho ancora avvisati è che questo libro mi ha risvegliato degli istinti malvagi sopiti da tempo)
·         Brahim. Niente da dire su di lui,tranne un altro desiderio di morte. E’ il solito villano dei libri, non c’è bisogno di sprecarci parole. E’ cattivo,punto.
·         Fàtima. Vedi Aisha e aggiungi che Fàtima ha la capacità di decisione di una ameba.
·         Rafaela. HAAALLELUIAHH. Ecco cosa ho pensato (e forse anche gridato) quando è entrata in scena.
Voto:
**** 4 asterischi per il titolo
 
Autrice:
Nilla